La potenza di questa ricerca risiede nel farci riflettere sul controllo delle immagini, sulla loro autenticazione come “fatti”, sulla possibilità di rendere visibili le porzioni di realtà che sono sottratte al nostro sguardo attraverso la pixellazione, una tecnica in cui l’immagine diventa non riconoscibile.
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Queste opere, nate dal lavoro di ricombinazione di foto pubblicitarie affiancate a immagini di corpi mutilati, spesso creano imbarazzo in chi le guarda, facendoci riflettere su un concetto più volte espresso dall’artista: il dilagare dell’ipersensibilità nel mondo contemporaneo.
The power of this body of work lies in its ability to prompt reflection on the control of images, their authentication as “facts,” and the possibility of making visible those aspects of reality that are concealed from our gaze through pixelation—a technique that renders the image unrecognizable. Created by recombining advertising photographs with images of mutilated bodies, these works often provoke discomfort in viewers, inviting them to reflect on an idea the artist has repeatedly articulated: the pervasive spread of hypersensitivity in the contemporary world.